Nato nel 1959, Yukinori Yanagi è uno degli artisti giapponesi contemporanei più influenti, sebbene viva lontano dai riflettori, sull’isola-museo di Momoshima.
E celebre per le sue installazioni site-specific che esplorano temi estremamente politici quali la sovranità, l’identità nazionale e la globalizzazione. Dopo aver studiato presso la Musashino Art University a Tokyo, ha proseguito la sua formazione negli Stati Uniti, alla Yale School of Art, dove ha approfondito il rapporto tra arte e architettura.
Fin dagli anni ’80, Yukinori ha sperimentato forme e materiali insoliti per creare opere che invitano a riflettere sui concetti di comunità, movimento e trasformazione.
Nel 1993, alla Biennale di Venezia (ecco l’articolo sulla Biennale del 2024), ha presentato The World Flag Ant Farm, un’installazione emblematica in cui 180 bandiere nazionali fatte di sabbia colorata venivano lentamente erose dall’attività incessante di centinaia di formiche. Un’opera forte che mette in discussione il concetto di confine nazionale e grazie alla quale l’artista è stato il primo Giapponese a vincere il premio «Aperto» della Biennale veneziana.
Nel 1995, Yanagi ha avviato il Progetto Inujima contribuendo alla riqualificazione culturale dell’isola omonima grazie alla trasformazione dell’ex raffineria di rame, ormai in disuso, in un museo. Nella stessa vena, ha poi fondato l’Art Base sull’isola di Momoshima in cui vive:un centro artistico – nato dalle rovine di una vecchia scuola e di un cinema degli anni 50 – che promuove un nuovo concetto di arte in comunità.
Negli ultimi anni, Yanagi ha esposto in prestigiose manifestazioni internazionali, tra cui la Biennale di Sydney (2018), la mostra Psychic Wounds: On Art & Trauma a Dallas (2020), e due mostre personali a Tokyo e Los Angeles (2021). Attualmente, sta lavorando alla realizzazione di un museo galleggiante sull’isola di Ansa, in Corea del Sud.

Punto di vista Wakapedia
Dopo mesi lontani, finalmente mettiamo piede di nuovo in Giappone… o quasi. Anche se siamo ancora a Milano, il richiamo era troppo forte: ci mancava quel mix inconfondibile di estetica zen, profumo di brodo dashi e raffinatezza minimal. Ma proprio quando il vuoto diventava insostenibile – boom! – arriva una sorpresa che ci fa brillare gli occhi (e battere il cuore made in Japan).
Per fortuna, scopriamo che Yukinori Yanagi, uno dei nostri artisti giapponesi preferiti, ha appena inaugurato ICARUS, la sua prima retrospettiva europea alle porte di Milano, al Pirelli HangarBicocca (27 marzo–27 luglio 2025). L’ultima volta che aveva esposto in Italia? Più di trent’anni fa, alla Biennale di Venezia. Noi non eravamo nemmeno nati… o quasi.
Non potevamo assolutamente perderci questa retrospettiva, soprattutto ripensando all’ondata di emozioni che ci aveva travolto durante la visita al suo museo sull’isola di Inujima. Colori vibranti, simboli politici e un’ironia tagliente capace di smontare i grandi tabù della storia: ci vengono ancora i brividi solo a pensarci. Così, senza pensarci due volte, ci siamo messi in viaggio verso il Pirelli HangarBicocca per rivivere quella stessa magia.
Appena entrati, la magia ha subito preso una piega inaspettata: una fila chilometrica per vedere una delle opere principali di Yanagi. Manco fosse il Black Friday alla Rinascente! Ma la vera sorpresa? Nessun urlo, nessuna lamentela. Lo spirito zen dell’artista sembrava aver conquistato anche il pubblico italiano. Gli stessi che di solito sgomitano al gate dell’aeroporto, sbuffano in posta o imprecano in tangenziale… qui, in silenzio e compostezza, aspettavano il proprio turno. Il vero miracolo Yanagi.
Una volta entrati nella penombra della mostra, ci sentiamo subito proiettati in un’altra dimensione. Classico effetto Yanagi! Le luci al neon, appena accennate, e qualche raggio di sole filtrato tra gli edifici avvolgono l’enorme spazio dell’HangarBicocca in un’atmosfera sospesa, quasi irreale. Rosso e bianco si intrecciano evocando, nemmeno troppo velatamente, i colori del Sol Levante.
Ed eccolo lì, l’unico Giapponese nella sala. Appena lo vediamo, lo riconosciamo all’istante: è Lui. Lo capiamo da quella presenza magnetica, da quell’aura che sembra faccia parte dell’installazione stessa.
Con lo sguardo intenso, il carisma innato e quella combinazione perfetta tra eleganza e anticonformismo, Yukinori Yanagi ci incanta ancora prima di dire una parola. L’emozione? Quella di trovarsi davanti a un’icona. Yanagi, per noi, è il David Bowie dell’arte contemporanea.
Nonostante la sua presenza ipnotica, troviamo il coraggio di avvicinarci e addirittura di intervistarlo. Un momento sospeso, carico di energia. Mettere tutto nero su bianco non è stato semplice, ma ci abbiamo provato.
Buona lettura!

Wakapedia: Yanagi-san, siamo quasi commossi di incontrarti! Grazie per averci dedicato del tempo nonostante questa incredibile affluenza. Sappiamo che sei molto impegnato, quindi andiamo subito al dunque! Le tue opere spesso giocano con elementi iconici della cultura pop giapponese che hanno segnato la nostra infanzia, come Godzilla e Ultraman. Raccontaci, com’è stata la tua infanzia?
Yukinori Yanagi: Hmm… da bambino ero un vero monello! Mi facevo sempre sgridare e ricevevo spesso lettere di rimprovero. Più che studiare a scuola, preferivo correre nei campi e giocare nella natura. Fin da piccolo, ho avuto un legame speciale con insetti, animali, fuoco, acqua e terra — elementi che sono poi diventati parte integrante del mio linguaggio artistico. Crescendo, questo linguaggio si è confrontato al concetto di confine, nazione e storia; ho iniziato a esplorare questi temi nelle mie opere.
Wakapedia: Quindi il tuo spirito selvaggio è stato fondamentale per il tuo sviluppo artistico! Questo significa che anche noi, che da bambini raccoglievamo porcellini di terra come fosse una missione, eravamo destinati ad amare l’arte! (Ride)
Ma tornando seri, la tua curiosità ti ha portato naturalmente a esplorare il mondo. Il tuo primo grande passo è stato partire negli Stati Uniti e studiare alla Yale University. Che impatto ha avuto questa esperienza sulla tua formazione?
Yukinori Yanagi: Alla Yale School of Art, arte e architettura erano sullo stesso piano e questo mi ha fatto capire quanto fossero interconnesse. In particolare, ho avuto la fortuna di seguire le lezioni di Frank Gehry e vedere grandi artisti e architetti collaborare tra loro. È stato illuminante e mi è stato molto utile in seguito. Credo che gli artisti debbano pensare attentamente agli spazi e agli ambienti in cui le loro opere prendono vita e che gli architetti non dovrebbero trattare l’arte come semplice decorazione.
Wakapedia: Wow! Frank Gehry – l’architetto visionario che ha firmato il Guggenheim di Bilbao e anche la iconica (seppur non proprio nelle nostre corde) Fondazione Louis Vuitton?! Dopo di te, ovviamente, è uno di quelli che ci piacerebbe tantissimo incontrare! (ride) Le sue architetture ci fanno riflettere su quanto arte e spazio siano profondamente connessi. Una sensazione che ritroviamo anche nella tua mostra ICARUS. Come mai hai scelto proprio questo titolo?

Yukinori Yanagi: Il titolo ICARUS viene dal mito greco di Icaro, il giovane che volò troppo vicino al sole con ali di cera e precipitò nel mare.
Wakapedia: Un monito potente! L’uomo non può dominare la natura e ogni tentativo di farlo ha le sue conseguenze. È un tema ricorrente, che attraversa la storia dall’antichità ai giorni nostri, fino al dibattito sui limiti della tecnologia e l’IA. Titolo azzeccatissimo insomma, ma Icarus sarebbe anche un bel nome per un Pokémon d’acqua, non trovi? (Ride) E ora che ci pensiamo, è anche il titolo di un’opera che abbiamo visto nel tuo museo di Inujima. Icarus Cell (2008), giusto?
Yukinori Yanagi: Esatto! Nell’opera di Inujima ho unito la filosofia dello scrittore giapponese Yukio Mishima—la ricerca dell’ideale e il sacrificio per raggiungerlo—con il mito di Icaro. Uno dei testi di Mishima mi ha ispirato particolarmente: una sua poesia su Icaro tratta da “Il sole e l’acciaio” (1968) scritta dopo un volo su un aereo militare. Il rapporto al passato e alla storia industriale mi interessa molto. Inujima era un tempo un centro industriale, ma oggi è un luogo di arte e rinascita culturale, dove la storia, l’architettura e le opere contemporanee si fondono per creare nuovi significati.
Wakapedia: Cosa ti ha spinto a esporre qui in Italia dopo tanto tempo? Perché questa mostra al Pirelli HangarBicocca?
Yukinori Yanagi: Quando ho visto lo spazio del Pirelli HangarBicocca, ho percepito la stessa energia che avevo sentito a Inujima—quella di un luogo industriale trasformato dall’arte. HangarBicocca era uno stabilimento industriale metalmeccanico oggi riconvertito in centro espositivo. Questi luoghi mi parlano, il concetto di Genius Loci (lo spirito del luogo) è stato fondamentale per creare la mia mostra qui.
Wakapedia: Effettivamente, il Pirelli HangarBicocca sembra perfetto per la tua arte! Come hai sviluppato il percorso, puoi parlarci di alcune opere esposte?
Yukinori Yanagi: Per ICARUS mi sono interessato al progresso tecnologico che ha portato alla guerra e il cui apice è stato l’uso della bomba atomica. Questa tragedia richiama il destino di Icaro che si avvicina troppo al sole e precipita.

Ad esempio, in Project God-zilla 2025 – The Revenant from ‘El Mare Pacificum’, gli occhi di Godzilla riflettono immagini di test nucleari e funghi atomici, evocando la memoria del dopoguerra. L’umanità deve interrogarsi su come usare la tecnologia, ascoltando le voci silenziose dei morti. La storia è raccontata dai vivi, ma sono i morti che hanno davvero qualcosa da dire.
Articolo 9 è un’installazione composta da molteplici travi disseminate di scritte giapponesi al neon rosse che interrompono la famigerata clausola dell’Articolo 9 della Costituzione giapponese, che dichiara la rinuncia alla guerra. È un opera che mette in discussione la memoria nazionale e la legittimità del potere.
E poi c’è The World Flag Ant Farm: decine di bandiere nazionali realizzate con pannelli acrilici di sabbia sono collegate tra loro da tubi di plastica attraversati da decine di formiche; un simbolo della fluidità delle identità nazionali e della fragilità del concetto di frontiera.
Wakapedia: È vero, oggi viviamo in un mondo globalizzato e spesso ci dimentichiamo delle tragedie del passato. In Giappone, ma anche altrove, i giovani non hanno vissuto la guerra e si stanno allontanando dalla politica, quindi il tuo messaggio è più importante che mai. Pensi che l’arte abbia un ruolo sociale?
Yukinori Yanagi: Penso che l’arte sia essenziale per allargare la nostra prospettiva sul mondo, per relativizzare la nostra posizione e cambiare punto di vista sulle cose.
Il concetto di “Wandering Position” è importante nelle mie opere e nasce dall’osservazione delle formiche che si muovono senza sosta. Nel mio lavoro, io inseguo le formiche, ma loro non si accorgono di me. Allo stesso tempo, io stesso sono inseguito da un sistema più grande.
Wakapedia: Ultima domanda: per te, cos’è l’arte, con la A maiuscola?
Yukinori Yanagi: Da bambino, sognavo di essere un esploratore, mi ispirava Jacques-Yves Cousteau e la sua nave Calypso. Da giovane, mi affascinava Che Guevara. L’arte, per me, è un’estensione di questi sogni—un modo per scoprire, sfidare e rivoluzionare il mondo.
Wakapedia: L’arte può sembrare complessa, ma forse è semplicemente la manifestazione della nostra curiosità e passione infantile. Grazie mille, Yanagi-san!
Questa conversazione ci ha arricchiti molto. Lasciamo la mostra con la testa piena di riflessioni e il cuore colmo di emozioni. Mentre camminiamo, un piccolo porcellino di terra rotola ai nostri piedi. Senza pensarci, lo raccogliamo e lo mettiamo in tasca, come facevamo da bambini.
Description & Interview: Sara Waka
Edited by: Federica Forte





