MAURIZO CATTELAN(マウリツィオ・カテラン)

18 - 14 novembre 2013 - ART & DESIGN

Nato nel 1960 da una modestissima famiglia padovana, Maurizio Cattelan “decide” di voler diventare artista dopo aver visto una mostra di Michelangelo Pistoletto. Si trasferisce a Milano alla fine degli anni Ottanta, dove muove i primi passi nel design di casalinghi. Il debutto espositivo è nel 1991 a Bologna e nei successivi vent’anni di carriera artistica può annoverare numerose mostre personali in importanti gallerie italiane ed estere (Londra, New York, Parigi, Olanda..), partecipazioni a Biennali in giro per il mondo (Santa Fe, Shangai..) e a ripetute edizioni della Biennale di Venezia. Le sue opere  dal carattere provocatorio e beffardocombinano la scultura con la performance, “happening”, con azioni di scomparsa, pezzi teatrali, testi-commento dissacranti ecc. Definito da alcuni critici come “uno dei più grandi artisti post-duchampiani della scena attuale”, oggi le sue opere registrano quotazioni esorbitanti in asta. Vive, inseparabile dalla sua bicicletta, tra Milano e New York.

[Presentazione ufficiale dell’artista secondo il punto di vista della critica e della storia dell’arte]

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PUNTO DI VISTA WAKAPEDIA

Maurizio Cattelan, chiamato dagli amici ‘Mauri’ – mentre io preferisco chiamarlo ‘Maurizio’ -, è un nome molto difficile da pronunciare per i giapponesi. Il mio amico giapponese Suzukisan lo chiama ‘Marurucci’ o ‘Mataricci’ o ‘Mariocci’. Anche dopo vari tentativi, nulla da fare, è troppo difficile da articolare per i miei concittadini del Sol Levante…

Maglietta NEVER

Quest’anno Maurizio ha compiuto 53 anni, ma non li dimostra per niente: è spumeggiante ed energico come un ragazzino. Veste sempre in modo casual e giovanile con pantaloni skinny neri o bianchi che mettono in evidenza le sue lunghe e belle gambe. Ammetto che questa è una fissa un po’ giapponese: i giappa amano infatti le persone con le gambe lunghe e la testa piccola (forse perché noi le abbiamo corte e tozzette mentre la testa grande quanto quella del Gabibbo). Maurizio ha tutte e due queste caratteristiche, quindi in Giappone è un vero Adone! Incredibile vero? Sopra ai pantaloni stretti stretti ama portare semplici T-shirt, o camice, come la prima sera che l’ho conosciuto. In una cena, indossava una maglietta con la scritta “Never”. Gli ho chiesto dove l’avesse presa e lui mi ha risposto “Ah, cazzo!” e subito se l’è tolta e l’ha indossata al rovescio. Ecco, da quel momento ho capito che era una persona interessante. La cosa che più mi ha colpito in lui  e che mi è rimasta più impressa, è senza dubbio il suo naso, veramente veramente grande.

naso

Io sono una feticista dei nasi e fin da subito, ogni volta che lo incontro mi viene una voglia incredibile di toccarlo (il naso!). Di fianco ai suoi piccoli occhi ha delle rughe profonde molto marcate e il tutto è incorniciato da sopracciglia con una forma particolare che ricorda una lettera dell’alfabeto giapponese chiamata ‘he’ (へ). Le ‘sopracciglia a he’ di Maurizio si muovono in continuazione, seguendo i suoi pensieri ed espressioni o prendendo il posto delle parole, quando vuole dire qualcosa senza dirlo, semplicemente ammiccando. E i suoi capelli grigi sono la ciliegina sulla torta per renderlo un perfetto dandy italiano (sempre nell’ottica dei giapponesi).

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Quello che mi piace di più in lui è il suo modo di muoversi: saltella sempre come i personaggi del mio videogioco preferito “The Legend of Zelda”. Ecco, lui è un po’ come loro, ballonzolante e un po’ strambo: henjin (変人) direbbero i giapponesi, weird gli inglesi. Maurizio secondo me è un giocattolo e col suo modo di  parlare spesso volgare o con allusioni al sesso, me lo immagino come un grande sex toy vivente.

(Sakon come Maurizio saltellante!)

Da un punto di vista psicologico, non posso fare a meno di paragonarlo a uno dei miei personaggi letterari preferiti: Tristram Shandy, dall’omonimo romanzo di L. Sterne. Proprio come questo contraddittorio gentleman del XVIII secolo, Maurizio dice tutto e allo stesso tempo il contrario di tutto. Il suo modo di ragionare è identico al meccanismo letterario alla base del romanzo: Maurizio passa da un discorso all’altro, salta di palo in frasca e apparentemente le conversazioni con lui non hanno un senso o una direzione logica. Però, riflettendo col senno di poi, si riesce a intravedere che un senso – per quanto contorto e anticonvenzionale – c’è. Per parlare con Maurizio devi essere pronto ad accettare il caos, perché le conversazioni con lui sono dei veri e propri trip nella mente disordinata (…disturbata?) di una persona eccentrica. Inoltre, proprio come nel libro su Tristram Shandy, Maurizio parla e fa cose serie come fossero cazzate e ciò che invece sembra una semplice stronzata detta tanto per dire, è per lui importante e seria; insomma, tra le mille cazzate che fa e che dice, talvolta mi è parso di intravedere qualche piccola parte della sua vera identità.

Sara Waka:  Come ti sembra il mio articolo su di te ?

Maurizio:  Mi sembra ottimo! (guardando da tutt’altra parte)

Sara Waka:  Maurizio, fai un po’ il serio??? Non hai neanche aperto la pagina della mia intervista!

Maurizio:  Ma cosa vuoi che ti dica?? E’ un tuo punto di vista…scrivi quello che vuoi e poi io negherò tutto, persino di conoscerti!

Sara Waka:  Dai fammi fare un’ intervista!

Maurizio:  Vai Waka sono pronto!

(è solo una finta; in realtà mi propina solo una serie di risposte senza senso….)

Sara Waka:  Basta! Mi son rotta i coglioni…ho fame…andiamo a mangiare??

Maurizio:  Questa mi sembra una domanda intelligente!

Description & Interview: Sara Waka

Edited by: Federica Forte