LE CHATEAUBRIAND(ル・シャトーブリアン)

10 - 2 dicembre 2014 - FOOD & TRAVEL
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Ristorante Le Chateaubriand

Aperto nel 2006, nel cuore dell’undicesimoarrondissement di Parigi, Le Chateaubriand è mix riuscito tra un classico bistrot francese e un moderno locale di tendenza. E’ a due passi da Belleville, quartiere multietnico e hipster per eccellenza, che lo chef autodidatta di origini basche Inaki Aziparti ha scelto, e non a caso, di installare il suo primo locale (qualche hanno dopo, ha poi aperto anche Le Dauphin).  Attraverso un menu fisso, dove la qualità degli ingredienti sposa felicemente la creatività degli accostamenti, Inaki delizia ogni sera i suoi avventori, mettendo d’accordo il palato di importanti critici gastronomici e semplici amatori del mangiar bene. Un successo conclamato e indiscusso dato che, da sei anni, Le Chateaubriand figura nella World’s 50 Best Restaurant Guide. Col suo ambiente vivace e conviviale, l’ampia scelta di vini naturali e una formula generosa a cinque portate per 60€ la sera, Le Chateaubriand è diventato il place to be della ristorazione parigina à la page. Cosa aspettate? Allez-y!

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Le Chateaubriand – Plates

PUNTO DI VISTA WAKAPEDIA

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Inaki Aizpitarte

Ho mangiato svariate volte da Le Chateaubriand e, in ogni occasione, sono stata completamente soddisfatta dalla bontà dei suoi piattie piacevolmente sorpresa dai menu atipici proposti. Come quel suo gaspacho, presentato con un chicco di caffè, un dessert coronato da un tuorlo d’ uovo … insomma piccoli capolavori a cui non sarei mai arrivata da sola! Non avrei mai immaginato che Inaki fosse uno chef così giovane fino a quando non ho visto un suo poster in metro a Parigi che pubblicizzava il suo ristorante. Mi ha dato l’impressione di uno chef davvero in gamba e mi è parso subito di vedere una certa somiglianza…con il cantante dei Maroon 5. E così, alla quinta volta che ho mangiato nel suo ristorante, mi sono fatta coraggio! A fine pasto, mi sono avvicinata e gli ho detto che mi sarebbe piaciuto moltissimo intervistarlo per Wakapedia. Gli ho spiegato il format del sito e, in men che non si dica, avevo tra le mani il suo contatto privato! E, qualche tempo dopo, l’ho finalmente incontrato per chiacchierare insieme nella sua cucina. Un’intervista davvero perfetta, se non fosse stato per la mia solita sbadataggine: alla fine, proprio quando dovevamo scattare la foto insieme, mi sono accorta di non aver messo la memory card nella macchina fotografica. Tragedia! Per fortuna Inaki mi ha gentilmente invitata a ripassare al suo locale per fare la foto lì. Devo ammettere, però, che per rivederlo ho dovuto sudare sette camicie! In effetti, è parecchio difficile riuscire a prenotare un tavolo da Le Chateaubriand. Dopo aver tentato varie volte invano, finalmente il tuu-tuuu tanto odiato è stato interrotto da un fievole “allô” (Pronto, in francese, ndr). Un po’ scocciata per l’attesa, ho detto “Ah, finalmente qualcuno si degna di rispondere!” e ho richiesto un tavolo per due persone. Purtroppo la linea telefonica era talmente disturbata che il mio interlocutore non faceva che ripetere “allô” e io a ruota dietro di lui. Dopo un paio di minuti surreali di allô-qui allô-là, mi ha riagganciato il telefono in faccia. Verde di rabbia, ho riprovato subito a chiamare, ma mi sono ritrovata ad ascoltare una segreteria telefonica Orange (una delle principali compagnie di telefonia mobile francesi, ndr). Improvvisamente, un dubbio mi assale. Controllo il numero che stavo chiamando e capisco che non si trattava del telefono del ristorante, bensì del cellulare dello chef che, avendo un cognome impronunciabile per me, avevo sbadatamente salvato come “Chateaubriand”. Il sangue mi si raggela quando capisco di aver fatto la figura della stalker, avendo chiamato ripetutamente lo chef nel giro di qualche ora. Per la vergogna, penso allora che non avrò mai più il coraggio di ricontattarlo o di mettere piede nel suo ristorante. Quindi addio foto, addio cibo ottimo! E invece, coup de théâtre, è Inaki stesso che il giorno dopo mi richiama, riconoscendo che si trattava di me (chi se non Sara può fare queste figuracce in tutta naturalezza?!ndr) e mi invita a passare quando voglio per fare la foto insieme. Che dire? Un uomo di una delizia e di una squisitezza….comparabili solo ai suoi piatti!

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Inaki Aizpitarte for BHV

Sara: Ciao, sono Sara Waka! Tu chi sei?

Inaki: Mi chiamo Inaki Aizpitarte, sono chef del ristorante Chateaubriand e Le Dauphin.

Sara: Mi piacerebbe conoscere un po’ la tua storia, come sei arrivato fin qui?

Inaki: D’accordo, provo a farti un riassunto. Ho iniziato a interessarmi alla cucina circa 15 anni fa, dopo aver fatto degli studi per diventare giardiniere paesaggista. Allora avevo 27 anni, abbastanza tardi per questa professione, e ho cominciato questo mestiere un po’ per caso, per guadagnare qualche soldo durante un viaggio.

Sara: Di che origine sei? Francese?

Inaki: No, sono di origini basche. Mio padre è originario dei Paesi Baschi spagnoli, vicino a Bilbao e mia madre è dei Paesi Baschi francesi. Dopo aver cominciato a lavorare in cucina a Tel Aviv, ho deciso di trasferirmi a Parigi. Non ho mai fatto scuole o corsi di cucina. Sono un autodidatta e ho imparato tutto grazie alle persone che ho incontrato sul mio cammino e al mio grande entusiasmo, alla mia curiosità e voglia di fare. E queste ultime caratteristiche sono fondamentali per progredire in questa professione, soprattutto se parti con ritardo rispetto ai tuoi colleghi. Tutto è andato molto velocemente da lì in poi: sono stato chef al ristorante “La famille”, ho seguito il lancio del ristorante del museo “Mac/Vala Vitry-sur-Seine e poco dopo ho aperto Le Chateaubriand. Sono ormai 8 anni che lavoro qui e circa da quattro che gestisco anche Le Dauphin. E voilà, il piccolo riassunto che volevi.

Sara: Nella tua cucina senti ancora l’influenza delle tue origini spagnole?

Inaki: La mia cucina è aperta alla sperimentazione e alle tradizioni di tutti i paesi. E’ una cucina che ama appropriarsi di svariate tecniche e influenze culturali. Anche il quartiere dove siamo(undicesimo arrondissement, ndr) rispecchia questa vocazione cosmopolita. La mia gastronomia è un riflesso delle strade multieniche di Belleville.

Sara: Sono stata al tuo ristorante e ho provato i tuoi piatti in compagnia di mia madre e di una mia amica giapponese. Ti assicuro che i giapponesi adorano la tua cucina. Soprattutto il pesce, e il modo delicato che hai di cucinarlo, estasia tutti i miei compatrioti nipponici. E anche me, ovviamente!

Inaki: Sono lusingato, grazie! Comunque è vero, uso molto pesce e prodotti di mare. E mi piace lasciare il loro sapore originale, cucinandoli semplicemente. Voglio che sia il mare e la qualità del prodotto che parlino, per questo non li altero con ricette troppo raffinate. E’ forse proprio questo che piace ai giapponesi, magari perché sono abituati a questo tipo di sapori meno elaborati e più autentici. In ogni caso, sono felice che apprezzino! E a mia volta, anche io amo molto la cucina giapponese tradizionale. La trovo deliziosa!

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Le Chateaubriand – Plates

Sara: Possiamo dire che la cucina giapponese ispira un po’ i tuoi piatti anche qui a Le Chateaubriand?

Inaki: Diciamo che ora le influenze giapponesi sono meno forti che prima. Verso il 2000, la cucina giapponese ha avuto un boom in Occidente e ha ispirato moltissimi chef con gusti e texture fino ad allora impensabili. Anche io facevo parte di quelli che sono stati affascinanti dalla gastronomia nipponica e per un certo periodo ha influenzato certamente le mie creazioni. Ora ne mantengo un buon ricordo, ma sono orientato verso nuove sperimentazioni.

Sara: E cosa mi dici della cucina italiana?

Inaki: Secondo me i francesi non la conoscono bene; la vera cucina italiana secondo me è mal rappresentata in Francia. Non so esattamente perché, forse è dovuto alla vicinanza dei due paesi, a un po’ di competizione. In effetti succede spesso tra paesi confinanti: le rispettive cucine spesso sono trascurate o mal riprodotte. Solo andando in Italia si può davvero conoscere la cucina italiana. Io ho avuto il privilegio di viaggiare un po’ per il Belpaese e sono rimasto sorpreso dalla ricchezza gastronomica. Una cucina che spesso viene semplificata all’estero e ridotta a qualche piatto “star”, ma che in realtà è eccezionalmente prolifica e allo stesso tempo deliziosa in tutta la sua semplicità e genuinità. Insomma, bisogna smetterla di parlare solo di pasta e pizza!

Sara: Wow, quante cose interessanti che dici!! Ti stimo davvero! Volevo giusto proporti il riconoscimento di ben tre stelle…Wakapedia! (risate, ndr)

Comunque volevo complimentarmi con te anche per un’altra cosa: troppo cool l’atmosfera “bistrot” che hai saputo creare qui da Le Chateaubriand!

Inaki: L’atmosfera “bistrot”, come la chiami tu, si fa non soltanto col design, ma soprattutto con la cucina, coi gusti, con la scelta del luogo…e con un ambiente lavorativo conviviale. Ci piace lasciare spazio alle persone che lavorano qui, permettere loro di esprimere la propria personalità in quello che fanno. E credo che questo conti molto e che i clienti riescano a percepirlo.

Sara: Concordo, si respira un’ottima atmosfera qui e fa venire voglia di tornarci spesso! Ora ti faccio un’ultima domanda: qual è per te la definizione di Arte?

Inaki: Io posso darti il mio parere in quanto chef. Molte persone dicono che la cucina è un’arte, ma io conosco un po’ il mondo dell’arte contemporanea, gli artisti…e, sebbene vi siano degli approcci “artistici” nella cucina, delle nozioni ispirate all’arte, trovo che non si possa assolutamente comparare la condizione degli chef con quella degli artisti attuali. Noi siamo cuochi, lavoriamo ogni giorno a contatto col pubblico, prepariamo un menu con un prezzo fisso, apriamo le nostre porte e accogliamo i clienti…sono due mondi molto diversi, l’arte e la cucina.  Forse quello che li accomuna è una stessa sensibilità e la voglia di trasmettere qualcosa al prossimo.

Sara: Grazie mille, Inaki! Io comunaue finisco sempre le mie interviste con un rito: mi dai un bacio?

Inaki: Un bacio?! Certo, avec plaisir! (Inaki stampa sulla guancia di Sara un bacio barbuto e pizzicante al punto giusto, ndr)

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Inaki Aizpitarte & Sara Waka/Federica Forte

Description & Interview: Sara Waka

Edited by: Federica Forte